Lunedì, 23 ottobre 2017
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Home » F.A.Q. » La reazione della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF)
Risposta alla domanda n° 1: Relazione tra La Vera Vita in Dio e la Rivelazione
Domanda n° 1

Lei sa molto bene che, tanto per i Cattolici, quanto per gli Ortodossi, c’è una sola rivelazione, quella di Dio in Gesù Cristo, che è contenuta nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. Nella Chiesa Cattolica anche le rivelazioni “private”, come quelle di Lourdes e Fatima, benché accolte seriamente, non costituiscono materia di fede. In quale senso, quindi Lei considera i suoi scritti come rivelazioni e come ritiene debbano essere accettati dai suoi ascoltatori e lettori?

Risposta

Io non ho mai avuto alcuna lezione di catechismo e tanto meno di teologia, né all’inizio della mia chiamata e della mia conversione conoscevo sfumature teologiche come quelle che Lei ha menzionato. Queste differenze mi sono state insegnate gradualmente con il procedere della guida dello Spirito Santo. Proprio all’inizio della mia chiamata io ero molto confusa e ben presto, durante la manifestazione del mio angelo, ecco è ciò che ho detto "Ma io non capisco; noi abbiamo già la Bibbia, allora perché avremmo bisogno di messaggi?" Il mio angelo mi ha risposto: "Così tu hai l’impressione che tutto sia stato dato nella Bibbia?" E io: "Sì, io non vedo la ragione di tutto questo: io non ci vedo nulla di nuovo." Allora il mio angelo: "Dio vuole che questi messaggi siano divulgati." E io: "C’è una ragione particolare perché sia proprio io?" L’angelo ha risposto: "o. Dio vi ama tutti. Questi messaggi sono solo un ricordo per ricordarvi come sono cominciati i vostri inizi." (Daniele, il mio Angelo. 7 agosto 1986).

Un ministro protestante una volta mi ha detto che non c’è ragione per cui Dio dovrebbe voler parlare con noi adesso che abbiamo la Santa Bibbia. Confusa, io ho detto a Cristo: "Signore, ci sono alcuni ministri che rifiutano di ascoltare o credere che Tu possa manifestarti in questo modo, attraverso di me; essi dicono che Tu, Gesù, ci hai portato tutta la verità e che essi non hanno bisogno di niente altro che della Santa Bibbia; in altre parole che, secondo loro, tutte queste opere sono false." Ecco la risposta di Gesù:

Ho detto a voi tutti che l’Avvocato, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà e vi ricorderà tutto ciò che Io vi ho detto. Non vi sto dando alcuna nuova dottrina, vi sto solo ricordando la verità, riportando alla verità completa tutti quelli che si sono smarriti. Io, il Signore, vi terrò continuamente desti con richiami e il mio Santo Spirito, l’Avvocato, sarà sempre tra voi come il ricordo della mia Parola: perciò non vi meravigliate quando il mio Spirito vi parla. Questi richiami vengono elargiti dalla mia grazia per convertirvi e farvi ricordare le mie vie.
In un altro punto nostro Signore, undici anni più tardi, mi ha chiesto di scrivere quanto segue:
Tutti questi messaggi vengono dall’alto e sono ispirati da Me; essi possono essere usati con profitto per insegnare e per confutare errori; possono essere usati per guidare la Chiesa verso l’Unità, per guidare la vita della gente e per insegnare loro ad essere santi, essi ti vengono dati per una migliore spiegazione[1] della Rivelazione[2] che vi è stata data. Essi sono una sorgente inesauribile di grazia stupefacente per tutti voi per rinnovarvi.

Io credo che c’è una sola Rivelazione e non ho mai detto il contrario, né Lei lo potrà trovare negli scritti. Non mi aspetto assolutamente che i lettori de La Vera Vita in Dio considerino i messaggi ivi contenuti come più importanti della Sacra Scrittura e sono certa che nulla nei libri de La Vera Vita in Dio può indurre alcuno di quanti li leggono e mi ascoltano a pensarlo. Infatti nelle mie testimonianze io cito tutte le volte molti passi dalle Scritture, e spesso sono più frequenti delle citazioni dei messaggi de La Vera Via in Dio stessa. Nei messaggi c’è sempre una chiara e continua insistenza nel mettere a fuoco la Santa Bibbia e nel vivere nella sua verità. Gli scritti sono una realizzazione e un ricordo dell’unica e sola Rivelazione in Cristo, contenuta nella Scrittura e nella Tradizione, trasmessa attraverso la Chiesa; essi altro non sono che un ricordo di questa rivelazione. Infatti questi scritti non hanno mai indotto i lettori a considerarli al di sopra della Scrittura, ma le testimonianze mostrano che essi li hanno aiutati a comprendere molto meglio la Parola di Dio. Inoltre noi sappiamo che Dio può ricordarci la sua santa parola quando sa che è necessario per il bene della Chiesa. Doni di questo genere, perché di doni si tratta, illuminano e rendono manifesta una verità già conosciuta, dandoci di essa una migliore comprensione.

Allora si potrebbe chiedere, perché Dio ha chiamato una persona così limitata e indegna, totalmente ignorante nelle cose della Chiesa che non mostrava alcun interesse per le stesse, una che mai aveva aspirato a Dio, per farle ricevere un richiamo della sua Parola? Non sono forse chiamati i sacerdoti e i teologi per fare la stessa cosa? Sì, io credo che essi lo sono e io, in nessun modo ho mai inteso competere con i sacerdoti e i teologi che Dio ha designato a svolgere il loro compito. Eppure io credo veramente che Dio mi ha chiamata inaspettatamente con una azione diretta da parte sua.

Ho recentemente appreso che il Concilio Vaticano II ha sottolineato quanto è importante che i laici contribuiscano alla diffusione della Buona Novella per mezzo dei vari doni che Dio accorda alla sua Chiesa. Nella costituzione dogmatica Lumen Gentium il Concilio stabilisce chiaramente che i laici partecipano all’ufficio profetico di Cristo e che Cristo "adempie il suo ufficio… non solo per mezzo della Gerarchia,… ma anche per mezzo dei laici che perciò costituisce suoi testimoni e forma nel senso della fede e nella grazia della parola" (LG 35). Di conseguenza, ogni laico ha un ruolo da svolgere in questo servizio del Vangelo, in conformità al carisma che Dio gli ha concesso e, attraverso questi doni, egli è subito il testimone e strumento vivente della missione della Chiesa stessa "secondo la misura del dono di Cristo."

Nella maggior parte delle opere classiche della teologia fondamentale cattolica c’è una distinzione tra la Rivelazione, come concetto di riflessione, (con la “R” maiuscola) e la rivelazione, concetto di esperienza (con la “r” minuscola, spesso rivelazioni al plurale). Quando io parlo della mia umile esperienza come “rivelazione”, parlo di una rivelazione con la “r” minuscola, come esperienza.

Non parlo della mia esperienza come una rivelazione da un punto di vista dottrinale: non intendendo in alcun modo competere con la Rivelazione. Proprio come le altre “rivelazioni private” o le altre “rivelazioni profetiche”, la mia opera nulla aggiunge al deposito della fede. Al contrario la chiamata che Dio mi ha rivolta ha lo scopo di indicare la pienezza della verità del Deposito della Fede, per entrarvi più pienamente e vivere di questa verità.

La costituzione dogmatica Dei Verbum (DV 4) del Concilio Vaticano II ha definito chiaramente che la Rivelazione Pubblica è completa e perfetta e che “non è da aspettarsi alcun’altra rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo”. D’altra parte la Dei Verbum dice anche chiaramente che il popolo di Dio ha costantemente bisogno di approfondire la comprensione di questa verità:

"Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo; cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse, sia con la riflessione e lo studio dei credenti i quali meditano in cuor loro (Cf. Lc 2, 19 e 2, 51), sia con l’esperienza data da una più profonda intelligenza delle cose spirituali, sia per la predicazione di coloro i quali con la successione episcopale hanno ricevuto un carisma sicuro di verità. La Chiesa cioè, nel corso dei secoli, tende incessantemente alla pienezza della verità divina, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio" (Dei Verbum 8).

Sua Eminenza il cardinale Joseph Ratzinger ha detto molto esplicitamente, in merito alle relazioni tra la profezia cristiana e la Rivelazione, che la tesi che la profezia dovrebbe terminare con il completamento della Rivelazione in Cristo cela malintesi. La sua posizione è stata espressa in un’intervista sulla profezia cristiana e nuovamente in un commentario sulla divulgazione del terzo segreto di Fatima. Io mi permetto di citare direttamente dalla Sua intervista:

"La Rivelazione è essenzialmente un Dio che si dona a noi, che costruisce con noi la storia e che ci riunisce e raccoglie tutti insieme. E’ l’accadere di un incontro che ha in sé anche una dimensione comunicativa e una struttura cognitiva. Ciò comporta anche implicazioni in ordine alla conoscenza della verità della Rivelazione. Se si comprende nel giusto senso, ciò che significa la Rivelazione ha raggiunto il suo scopo con Cristo, perché - secondo la bella espressione di San Giovanni della Croce - quando Dio ha parlato personalmente, non vi è più nulla da aggiungere. Non si può più dire nulla oltre il Logos. Egli è in mezzo a noi in modo completo e Dio non può più darci, né dirci qualcosa di più di Se stesso. Ma proprio questa interezza del darsi di Dio – cioè che Egli, il Logos, è presente nella carne – significa che dobbiamo continuare a penetrare questo Mistero. Ciò si ricollega alla struttura della speranza. La venuta di Cristo è l’inizio di una conoscenza sempre più profonda e di una graduale scoperta di ciò che nel Logos viene donato. Così si è aperto un nuovo modo di introdurre l’uomo nella Verità tutta intera, come dice Gesù nel Vangelo di Giovanni, dove parla della discesa dello Spirito Santo (Cfr. Gv 16, 13). Ritengo che la cristologia pneumatologica del discorso di commiato di Gesù sia molto importante per il nostro tema, dato che Cristo vi spiega che la sua venuta nella carne non era che un primo passo. La venuta effettiva si realizza in quanto Cristo non è più legato ad un luogo o ad un corpo limitato localmente, ma come il Risorto viene in Spirito da tutti, facendo in modo che anche l’entrare nella verità acquisisca sempre maggior profondità. A me appare chiaro che - proprio quando questa cristologia pneumatologica determina il tempo della Chiesa, cioè il tempo in cui il Cristo viene a noi in Spirito - l’elemento profetico, come elemento di speranza e di richiamo, non possa mancare né venire meno.". (Mensile: 30 Giorni. N° 1, gennaio 1999, pagg. 85-86)

Così io non pretendo in alcun modo, per i miei scritti alcun titolo né autorità che li avvicini alla Sacra Scrittura. La Sacra Bibbia è ispirata in un modo infallibile. Io umilmente credo che il Signore mi ha toccato per farmi operare con Lui con una azione diretta nella mia anima aiutandomi quando mi chiama a scrivere, ma non si tratta di un’ispirazione nello stesso senso in cui lo è per la Scrittura e il risultato non è l’infallibilità, ma questo non significa neppure che ci siano errori dottrinali nei miei scritti. Io sono sicura che non ce ne sono.

Nel libro di Fr. Marie-Eugène Io voglio vedere Dio, egli ricorda come Dio può adattarsi all’anima.

"L’azione diretta di Dio, essendo così radicata nell’umano del quale fa uso, si adatta meravigliosamente alle condizioni della vita psicologica dell’anima. L’adattamento di Dio dovrebbe essere sottolineato come caratteristica importante del suo intervento. Dio che acconsente di parlare il linguaggio degli strumenti umani per darci la sua luce, spinge la sua condiscendenza al punto di adattarsi al nostro temperamento e alle nostre particolari necessità nella scelta di questi strumenti, per raggiungerci in modo più sicuro. Per una fede che ha mantenuto la sua purezza e la sua semplicità, egli parlerà in un linguaggio di strumenti esteriori vivaci che fanno vibrare la fede. Per una fede che il razionalismo ha reso prudente e critica, egli userà un linguaggio più intellettuale.(Trad. priv.)."[3]

Il Cardinale Ratzinger ha detto “Non dobbiamo dimenticare che il farsi parola e immagine del contatto interiore con Dio, anche in caso di mistica autentica, dipendono sempre dalle possibilità dell’anima umana e dalla sua limitatezza.” (30 Giorni. N° 1, gennaio 1999, pag. 93.) Così io sperimento la Parola di Dio senza sforzo, in altri termini, senza che mi costringa in alcun modo, essa semplicemente viene. Io cioè ricevo queste comunicazioni (parole interiori) in due forme. A questo proposito è necessario notare che in nessun modo io intendo dire che so perfettamente bene come esprimere questo fenomeno e come Dio può fare queste cose; la spiegazione che segue è la migliore che io posso dare.

1. Attraverso l’intervento di parole interiori (locuzioni). Le parole che io percepisco sono sostanziali, molto più chiare di quello che sarebbero se percepite attraverso le orecchie. Una sola parola può contenere un mondo di significati quali la sua comprensione in sé non può mai essere tradotta rapidamente in linguaggio umano. Ogni parola o istruzione divina data per insegnarmi, non avviene mai come un insegnamento della scuola, che, forse a causa del tempo limitato, può non essere completamente spiegato in una sola volta, o, a causa dell’umana fragilità, può essere dimenticato, o persino non completamente compreso. Al contrario l’istruzione divina o le parole dette, vengono date in un tale lasso di tempo e restano incise nella mente in tale modo che sono difficili da dimenticare. La luce che esse diffondono è così vasta, proprio come una luce che risplende dappertutto, dando istantaneamente una ricchezza di conoscenza più estesa della semplice parola stessa. La parola data è più che un vasto fiume che si divide in altri ruscelli che ti portano dappertutto e in differenti luoghi ma sempre provenienti dal primo fiume. Ogni normale insegnamento nella scuola avrebbe richiesto mesi di insegnamento. Quando sperimento le parole così fortemente, io sono ugualmente cosciente che la forma scritta e il modo in cui dovrei esprimere le parole ancora dipende dalle mie limitate capacità di lingua ed espressione.

2. Il secondo modo in cui ricevo le parole di Dio è attraverso una luce di comprensione nel mio intelletto senza alcuna emissione di discorso. E’ come se Dio trasmettesse il suo pensiero nel mio. Io so immediatamente ciò che Dio vuole o desidera dire. Allora io devo scrivere questo “messaggio non espresso” meglio che posso, cercando mie proprie parole.

Mi è stato detto più tardi qui a Roma che Santa Brigida di Svezia aveva un modo simile di scrivere i suoi messaggi.

Perché il Signore ha scelto questa particolare forma per scrivere i messaggi per la quale Egli anche prende la mia mano? Veramente non lo so. Il Signore, quando io gliene ho chiesto il perché, soltanto mi ha detto “perché mi piace così.” Quindi non so come questo avvenga. Vorrei tuttavia indicare che teologi anche esperti grafologi, che hanno analizzato gli scritti, li hanno chiamati “ieratici”, descrivendo molte differenze essenziali tra il modo in cui scrivo e la cosiddetta scrittura automatica. Poi sono venuta a sapere che noti mistici come santa Teresa d’Avila hanno sperimentato rapimenti del loro corpo e a volte anche solo di una parte del loro corpo. Io penso che questo sia una forma leggera di rapimento della mia mano e credo che il Signore abbia i suoi fini in questo.

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