Martedì, 24 ottobre 2017
Contatto |  Mappa del sito |  Ricerca
Home » F.A.Q. » La reazione della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF)
Risposta alla domanda n° 3: Confusioni della terminologia riguardante le Persone della Santa Trinità
Domanda n° 3

Nei suoi primi scritti, come osservato nella “Notificazione”, si riscontrano alcune confusioni della terminologia riguardante le Persone della Santa Trinità. Noi siamo certi che Lei segue l’insegnamento della Sua Chiesa. Potrebbe aiutarci a chiarificare queste espressioni? Quando si tratta di materia di fede, non sarebbe utile seguire la terminologia ufficiale dei catechismi per evitare confusioni nella mente dei lettori de La Vera Vita in Dio?

Risposta

In relazione a questo, vorrei cercare di fare del mio meglio per spiegare il dilemma della lingua, ricordandole che non sono un teologo e quindi non so esprimermi in modo tecnico, o ricevere dall’alto la terminologia ufficiale. E’ chiaro che il Signore si è espresso in modo tale da essere da me compreso adattando il linguaggio alla mia comprensione. Egli non parla nel linguaggio della teologia scolastica né a me, né lo ha fatto allora quando era sulla terra, quando ha detto "Io e il Padre siamo una cosa sola", (Gv 10, 30) né lo ha fatto san Paolo quando ha scritto: "Il Signore è lo Spirito". (2 Co 3, 17) A Bernadette di Lourdes Maria ha parlato in dialetto locale che non era buon francese. Ho appreso che persino nei libri ispirati della Scrittura vi è notevole differenza tra il greco raffinato di san Luca e il semplice linguaggio di san Marco. Santa Caterina da Siena nel suo Dialogo una volta ha spiegato: "Tu , Trinità eterna, sei Creatore e io, che sono la tua creatura, ho conosciuto, nella rigenerazione che hai fatto di me nel sangue del tuo Figlio che Tu sei innamorato della bellezza della tua creatura."[14] Chiamare Cristo Figlio della Trinità suona poco ortodosso, ma noi prendiamo questa parte del discorso per quanto è possibile con il buon senso…

Quindi è perfettamente normale se Cristo all’inizio usa un vocabolario del mio livello, piuttosto che un linguaggio da teologi. A volte io ho espresso parole derivanti dalla mia personale esperienza di Dio e ho espresso ciò che sentivo nei termini che mi sono venuti spontaneamente, senza molta riflessione critica su come questo potesse suonare all’orecchio degli altri, o se potesse venire male compreso. Parlare dei divini misteri per me è stato abbastanza difficile soprattutto dovendo esprimere questi divini misteri che devono essere tradotti nel linguaggio tradizionale. I teologi, al contrario, usano un vocabolario che è stato accuratamente raffinato da molti secoli di discussioni.

Non so esattamente a quale parte dei primi scritti la domanda si riferisca, ma posso immaginare che si riferisca al Cristo che viene chiamato “Padre”. Cristo è il Figlio del Padre. In queste parti della rivelazione gli scritti non si riferiscono ad un modo ontologico o dottrinale alla persona di Cristo. Piuttosto si tratta di un linguaggio affettuoso e paterno, lo stesso linguaggio che Gesù usava con i suoi discepoli: "Figlioli..." (Gv 13, 33). Già Isaia descriveva il Messia come il “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre potente per sempre (Is 9, 5).

Proprio fin dall’inizio non ho mai confuso il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. La presenza (l’atteggiamento) di Cristo con me era improntato da paterno affetto. Quando in un passaggio ho chiamato Gesù con il nome di “Padre”, è stato a causa del paterno modo con cui Egli mi parlava. E’ stato come in quei momenti in cui i padri spiegano e insegnano certe cose ai loro figli con pazienza e amore per la loro crescita e il loro sviluppo. Ecco un esempio delle parole di Cristo: "Cresci nello spirito, Vassula, cresci perché il tuo compito è di consegnare tutti i messaggi dati da Me e dal Padre mio. La Sapienza ti istruirà." Io ho risposto: "Sì, Padre!" E Gesù: "Come è bello sentirti chiamarmi “Padre!” Sospiravo di sentire dalle tue labbra questa parola: “Padre”" (La Vera Vita in Dio. 16 febbraio 1987). Nelle litanie del santissimo nome di Gesù, Gesù viene chiamato “Padre del mondo che verrà.” La sequenza della Messa di Pentecoste chiama lo Spirito Santo: “Padre dei poveri.” Ho scelto san Symeon, un teologo e santo molto caro e importante nella mia tradizione ortodossa, per mostrarle alcuni altri elementi di similitudine. Ecco che cosa dice: "Per coloro che sono stati svezzati, Egli (il Cristo), gioca il ruolo del Padre amoroso che veglia sulla crescita e lo sviluppo dei suoi bambini" (San Symeon: Theological Ethical Orations 4.269.270).

La critica si può riferire anche ad un altro messaggio particolare dato all’inizio quando il Signore voleva insegnarmi l’unità della Santa Trinità. Il messaggio che potrebbe essere messo in discussione era: "Io sono il Padre e il Figlio. Adesso capisci? Io sono Uno, Io sono tutto in Uno" (La Vera Vita in Dio. 2 marzo 1987). Qui il Signore voleva farmi capire la perfetta e ontologica unità della Santissima Trinità; come le tre divine Persone sono indivise e quindi completamente una cosa nella natura. Come san Symeon disse nel suo Inno (Hymn 45. 7-21): “Tre in uno e uno in tre… Come avrei potuto sapere, Signore, che avevo un tale Dio, Maestro e Protettore, Padre, Fratello e Re…?” Gradualmente ogni terminologia non ufficiale, si è cristallizzata con il tempo, così, se qualche cosa può apparire confusa, si chiarirà in seguito.

Ricordiamoci come papa Benedetto XIV molto tempo fa ha riservato una particolare attenzione ai passaggi non chiari negli scritti dei Padri della Chiesa e dei santi e ha disposto quanto segue.

"... Ciò che essi hanno detto deve essere preso, per quanto possibile, in senso buono… I punti oscuri nel testo devono essere chiariti in altri punti attraverso il testo più chiaro... Devi cercare il pensiero dello scrittore, non attraverso una frase particolare, ma nell’intero contesto dell’opera; al rigore deve essere unita la benevolenza; il giudizio sui punti di vista che non si condividono deve essere formulato non sulla base dei propri punti di vista, ma secondo la probabile conformità alla dottrina. (Trad. priv.)." (Papa Benedetto XIV. Costituzione dell’introduzione dell’Indice)

In uno dei primi messaggi ho raccontato come Gesù mi ha chiesto "Disegnami come è la Santa Trinità". Io l’ho descritta avendo visto una visione di luce. Allora viene una luce, poi un’altra è uscita da quella, arrivando a tre. Allora ho commentato: "Quando il Figlio è nel Padre, allora essi sono uno. La Santa Trinità è Una e la stessa cosa. Essi possono essere considerati tre, ma i tre possono essere in Uno. Risultato, un solo Dio." Ho appreso che questa dichiarazione implica una metafora che risale al Credo Niceno che dichiara che il Figlio procede dal Padre come “Luce da Luce”. Questa immagine da allora è divenuta classica nel pensiero cristiano. Per esempio il teologo Symeon scrive a questo proposito: “Colui che era all’inizio, prima di tutti i secoli, generato del Padre, e con lo Spirito, Dio e Verbo, triplice nell’unità, ma una luce nei tre.(Trad. priv.)" (Hymn 12, 14-18).

A volte è Dio Padre che parla ed è ovvio ad ogni lettore che conosce le Scritture che si tratta davvero che è Lui a parlare perché usa espressioni come: “mio Figlio Gesù” ecc. Potrebbe poi capitare che in seguito, nello stesso giorno, sia il Cristo che mi parli per continuare il messaggio. Nuovamente il lettore che conosce la Scrittura comprenderà che è il Cristo perché parla delle sue ferite o della croce. Per quanto riguarda i messaggi cominciati, ad esempio dal Padre e, più tardi, continuati dal Figlio, ad essi di solito è stata aggiunta l’espressione: “più tardi”. Là dove non ho messo alcun riferimento per aiutare il lettore è perché mi è apparso tanto ovvio dal contesto chi stesse parlando, che ho ritenuto non necessario aggiungere alcuna indicazione. Dalle migliaia di lettori non ho ricevuto una sola lettera che mi chiedesse chiarimenti su questo argomento e nessuno è venuto a dirmi che era disorientato. Soltanto due sacerdoti degli Stati Uniti hanno interpretato il messaggio nella maniera più sfavorevole possibile, e hanno pubblicato il loro punto di vista più volte in alcune newsletters, però senza mai neppure incontrarmi.

In un passo de La Vera Vita in Dio il Cristo dice: “Io sono la Trinità.” Qui Egli si identifica con la divina natura della Trinità che è Una. Il Cristo è una delle persone della Trinità. Cristo parla come la divinità, poiché è uno per natura, comunicata da ciascuna delle tre Persone.

In un passaggio de La Vera Vita in Dio è il Cristo che parla: "Sii benedetta, figlia mia, Io, tuo Padre santo, ti amo. Io sono la Santa Trinità", poi ha aggiunto: "Hai saputo discernere bene!". Quando Gesù dice: Io sono il tuo Padre santo, ho potuto discernere Gesù “nelle tre dimensioni (Nell’originale: triple. (ndt))”, come in quelle immagini particolari di una persona che sembra essere triplicata provenendo l’uno dall’altro tutti simili e tutt’e tre la stessa cosa. "Io sono la Santa Trinità, Tutto in uno" (Nell’originale: I am the Holy Trinity all in one (ndt). La Vera Vita in Dio. 11 aprile 1988) (Unica, indivisa, di una sola essenza, di una sola sostanza.) Se si considera solamente l’iniziale affermazione relativa a Gesù, ci si potrebbe chiedere se Egli non si stia identificando con il Padre e poi con l’intera Trinità. Ma quando si legge oltre, risulta chiaro che non è così.

Il Cristo stava cercando di insegnarmi l’unità della Santa Trinità, come le tre Persone sono indivise e completamente una. L’unità della Trinità non deriva inizialmente dal fatto che ciascuna delle tre Persone sono indivise (come tre amici inseparabili!), ma dal fatto che ciascuna di loro possiede la stessa unica natura divina ed essi si distinguono solo dalle loro reciproche relazioni.

In un altro punto de La Vera Vita in Dio, il Cristo mi insegna come la Trinità si riconosce in ciascuna di loro come Una sola e la stessa sostanza: "… Non sono generoso? Non sono l’Altissimo? Allora abbiate fiducia, perché siete nelle braccia di vostro Padre, Io, la Santa Trinità sono uno e la stessa sostanza." (La Vera Vita in Dio. 25 luglio 1989).

Per esprimere il pensiero della tradizione della Chiesa Ortodossa, può essere utile consultare il libro di Basil Krivoscheine su San Symeon. Qui le parole sono espresse in maniera più chiara di quanto io saprei fare: “Dio è al di sopra di tutti i nomi. Egli è la Trinità; eppure l’Uno e la sua Unità non possono essere espresse.” (Trad. priv.; Basil Krivoscheine: San Symeon) E da San Symeon stesso:

"Per quanto con molteplici nomi noi ti chiamiamo, Tu sei un solo essere… Questo essere una natura in tre ipostasi, una sola divinità, un Dio in una sola Trinità, non tre essenze. Eppure l’Uno è tre secondo le ipostasi. Essi sono connaturali, l’uno all’altro secondo la natura, interamente dello stesso potere, della stessa essenza, unite senza confusione un modo che supera la nostra comprensione. A loro volta essi sono distinti, separati senza separazione, tre in uno e uno in tre. (Trad. priv.)" (Hymn. 45.7 - 21)

E in un altro passo de La Vera Vita in Dio, il Cristo insiste sulla loro divina Unità: "Io sono Colui-Che-Salva, sono il vostro Redentore, sono la Santa Trinità tutta in Uno, sono lo Spirito di grazia..." (La Vera Vita in Dio. 28 luglio 1989).

Qui Gesù mi diceva che Egli è nel Padre con lo Spirito, come il Padre e Lui sono nello Spirito. Egli, il Figlio, è e rimane co-eterno nel Padre con lo Spirito Santo. Ricordiamo le Parole di Cristo: Dio è Spirito: “I veri adoratori adorano il Padre in spirito e verità (Gv 4, 24). Di vitale importanza sono anche le parole di San Paolo: "Il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore c’è la libertà" (2 Co 3, 17).

Non si troverà mai il Padre separato dal Figlio o dallo Spirito, né il Figlio separato dal Padre e dallo Spirito, né lo Spirito escluso dall’unione con Colui dal quale procede. A questo è dovuta l’espressione: "Io sono la Santa Trinità tutta in uno" e altre espressioni simili. Allo stesso modo in un altro passo de La Vera Vita in Dio, io specifico: "...il Figlio è nel Padre. Essi sono una sola cosa, la Santa Trinità è una e la stessa cosa: tre persone, ma un solo Dio, uno e tre" (La Vera Vita in Dio. 24 novembre 1987).

Vorrei spiegare particolarmente queste due espressioni che si incontrano spesso negli scritti de La Vera Vita in Dio E’ Cristo che parla: "... diventiate uno come la Santa Trinità è una e la stessa cosa" (La Vera Vita in Dio. 10 ottobre 1989). O l’altra espressione: "Pregate affinché il mio gregge sia uno solo, come il Padre e Io siamo uno e la stessa cosa" (La Vera Vita in Dio. 29 marzo 1989).

Qui c’è da fare un’osservazione molto importante: quando il Cristo dice “the same”, se si traducono queste parole in francese o in italiano: “le meme” o “lo stesso”, il significato risulta differente, e vorrei puntualizzare che se c’è stata un’inesattezza nelle traduzioni, io non posso esserne ritenuta responsabile. In inglese (che è la lingua originale degli scritti), “the same” non significa la stessa persona, ma significa “uguale” nel senso della “unità di essenza”, “di sostanza”.

Vi sono poi punti in cui a sua volta la Santa Trinità parla ad una sola voce. Ma anche così è tutto chiaro. Per esempio ecco un passo: "Le tue grida disperate, hanno trafitto i cieli, hanno raggiunto le orecchie della Santissima Trinità... Figlia mia!" La voce del Padre, piena di gioia risuona in tutto il cielo. Allora il Figlio aggiunge: "Ah… Ora Io la farò penetrare nelle mie piaghe e le permetterò di mangiare il mio Corpo e di bere il mio Sangue. La sposerò e sarà mia per tutta l’eternità. Le mostrerò l’amore che ho per lei e d’ora in poi le sue labbra avranno sete di Me e il suo cuore sarà il riposo per la mia testa" Immediatamente dopo lo Spirito Santo dice: "E Io, lo Spirito Santo, discenderò su di lei per rivelarle la verità e le nostre profondità. Per mezzo di lei ricorderò al mondo che il più grande di tutti i doni è l’amore." E poi la Santa Trinità esclama ad una voce: "Allora celebriamo! Che tutto il cielo celebri" (La Vera Vita in Dio. 22 dicembre 1990).

Il mistero della Santissima Trinità, la sua unità, combinata con i tratti distintivi di ciascuna delle tre Persone e le relazioni tra di loro, è uno dei più grandi misteri della fede cristiana. Tuttavia il fatto che la Trinità sia un tale infinito mistero non deve farci rinunciare a lodare le sue meraviglie e farci rinunciare a parlare di lei, benché il linguaggio umano non sia mai capace di esprimere la bellezza e l’immensità di Colui che è Uno, ma Trino. Perché il mistero della Santissima Trinità è così centrale per la nostra fede che ci sovrasta e spande luce su tutti gli altri misteri della fede. Questo è stato messo in evidenza molto chiaramente nel Catechismo della Chiesa Cattolica:

"Il mistero della Santissima Trinità è il mistero centrale della fede e della vita cristiana. E’ il mistero di Dio in se stesso. E’ quindi la sorgente di tutti gli altri misteri della fede; è la luce che li illumina. E’ l’insegnamento più fondamentale ed essenziale nella “gerarchia delle verità” di fede"[15]. "Tutta la storia della salvezza è la storia del rivelarsi di Dio vero e unico: Padre , Figlio e Spirito Santo, il quale riconcilia e unisce a sé coloro che sono separati dal peccato."[16] (Catechismo della Chiesa Cattolica 234).
Altri articoli della medesima Rubrica :
3. Commenti sulla Notificazione
4. CDF: contenuto del dialogo con Vassula