Martedì, 24 ottobre 2017
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Home » F.A.Q. » La reazione della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF)
Risposta alla domanda n° 2: Le mie relazioni come Cristiana Ortodossa con la Chiesa Cattolica Romana
Domanda n° 2

Lei appartiene alla Chiesa Ortodossa e spesso esorta preti e vescovi di questa Chiesa a riconoscere il Papa e a fare la pace con la Chiesa di Roma. Per questo, purtroppo Lei non viene bene accolta in alcuni paesi della sua stessa confessione. Perché ha intrapreso questa missione? Quale è la sua idea del Vescovo di Roma e come prevede il futuro della unità dei cristiani? A volte, nel leggere i suoi scritti, si ha l’impressione che Lei si collochi al di sopra di tutt’e due le Chiese, senza essere impegnata in alcuna di esse. Per esempio sembra che Lei riceva la Comunione tanto nella Chiesa Cattolica, quanto in quella Ortodossa, ma per quanto riguarda la sua posizione coniugale, segue il costume della “oikonomea”. Come ho già detto, queste osservazioni non intendono fare alcuna censura personale, noi non abbiamo il diritto di giudicare la sua coscienza, ma Lei comprende la nostra preoccupazione concernente i cattolici che La seguono che potrebbero interpretare questi atteggiamenti in maniera relativistica ed essere tentati di non tenere conto della disciplina della loro Chiesa.

Risposta

Motivazioni per le quali ho intrapreso questo lavoro per l’unità.

Penso che non avrei mai avuto il coraggio o la sollecitudine di affrontare gli ortodossi per portare loro a comprendere la riconciliazione che il Signore desidera da loro, se non avessi sperimentato la presenza del Signore, né avrei resistito alle opposizioni, alle critiche e alle persecuzioni delle quali sono stata vittima da parte loro. Proprio all’inizio dell’intervento di Dio, ero totalmente confusa e temevo di essere ingannata. Questa incertezza è stata davvero la più grande croce, perché in tutta la mia vita non avevo mai sentito dire che Dio ai nostri giorni possa parlare a persone e non conoscevo nessuno a cui potessi rivolgermi per chiederlo. A causa di questo, ho cercato di rifiutare questa manifestazione, che però in seguito non è cessata e lentamente, con il tempo, mi sono rassicurata e sono diventata fiduciosa che tutto questo era solo opera di Dio perché ho cominciato a vedervi la sua mano. E’ per questo che ho cessato di temere di affrontare l’opposizione e la critica e ad avere totale fiducia in nostro Signore, sapendo che dove io manco Egli viene sempre in mio aiuto, nonostante le mie carenze e la sua opera si concluderà sempre vincente.

Avvicinare i sacerdoti, i monaci e i vescovi ortodossi perché riconoscano il Papa e si riconcilino con sincerità con la Chiesa di Roma, non è un compito facile, come il Signore ha detto in uno dei messaggi; è come nuotare contro una forte corrente, ma avendo visto come nostro Signore soffre a causa della nostra divisione, non avrei potuto rifiutare la sua domanda quando mi ha chiesto di portare questa croce. Di conseguenza io ho accettato questa missione, tuttavia non senza essere passata, e ancora passando, attraverso molte pene.

Lei mi ha chiesto: ”perché ha intrapreso questa missione?” La risposta è perché sono stata chiamata da Dio; ho creduto e gli ho risposto; così voglio compiere il volere di Dio. Una delle prime parole di Cristo fu: "Quale casa è più importante, la tua casa o la mia Casa?" Gli ho risposto, "La tua Casa, Signore." Egli disse: "Ravviva la mia Casa, abbellisci la mia Casa e uniscila."

Alcuni membri della gerarchia della Chiesa Greco Ortodossa mi respingono totalmente, anzitutto perché non credono in me[4], in secondo luogo perché sono una donna e poi perché una donna non dovrebbe parlare. Alcuni dei monaci sospettano che io probabilmente sia un cavallo di Troia inviata e pagata dal Papa, o anche che io sia una Uniata. Molti non vogliono sentir parlare di riconciliazione o di ecumenismo. Essi considerano un’eresia il mio pregare con i Cattolici Romani. Questo è quello che essi considerano uno stare al di sopra delle due Chiese senza essere impegnata in alcuna. Io sono totalmente e completamente impegnata nella mia Chiesa, ma non è un’eresia né un peccato se vivo in modo ecumenico e prego con altri cristiani per promuovere l’unità. La chiave dell’unità, tuttavia, secondo quanto dice il Signore negli scritti, è l’umiltà e l’amore. Molte delle persone delle Chiese non hanno ancora questa chiave. Molti dei laici della Chiesa Greco Ortodossa come pure i semplici sacerdoti di quartiere, fino ai monaci nei monasteri più remoti fino ad oggi definiscono la Chiesa Cattolica Romana eretica e dannosa. Ad essi è stato insegnato questo fin dalla loro nascita ed è cosa sbagliata. Tuttavia io credo che nella loro durezza, essi possono cambiare attraverso una “metanoia” (cioè pentimento), e mediante il potere dello Spirito Santo che li farà piegare e con le preghiere dei fedeli. Nelle nostre riunioni noi preghiamo Dio per questo cambiamento dei cuori.

Tuttavia non sono soltanto loro che devono piegarsi. Ciascuno deve piegarsi in umiltà e amore. I fedeli di ogni Chiesa dovrebbero essere desiderosi di morire al loro ego e alla loro durezza e, allora, attraverso questo atto di umiltà e di obbedienza alla verità, la presenza di Cristo splenderà in loro. Io credo che, attraverso questo atto di umiltà, i fallimenti presenti e passati delle Chiese saranno cancellati e verrà raggiunta l’unità. Io non ho mai perso la speranza di avvicinare gli Ortodossi ed è per questo che continuo sempre a ritornare da loro per dare loro la mia testimonianza. La mia testimonianza è data loro per ricordare queste parole di nostro Signore: "Perché tutti siano una sola cosa, come tu, Padre sei in Me e Io in Te, siano anch’essi una sola cosa, perché il mondo creda che Tu mi hai mandato." (Gv 17, 21). In questo modo, nonostante gli ostacoli, alcuni gruppi ecumenici di preghiera si sono formati in Atene e Rodi comprendenti sacerdoti Ortodossi. Tutti questi gruppi di preghiera incominciano i cenacoli pregando il Rosario, poi recitano altre preghiere. Tuttavia non c’è soltanto il rigetto che ho avuto da parte della gerarchia Ortodossa, per le ragioni testé addotte, ma il Signore mi ha dato anche un buon numero di amici sacerdoti del clero Greco Ortodosso.

Il Vescovo di Roma..

Il Signore mi ha dato la visione interiore delle tre barre di ferro che sono il simbolo delle tre maggiori chiese cristiane, la Cattolica, l’Ortodossa e la Protestante, chiedendo loro di piegare le loro teste al fine di incontrarsi, ma per incontrarsi debbono piegarsi. Questo passaggio parla dell’atteggiamento che è necessario per giungere all’unità alla quale aspira il Signore con la sua preghiera al Padre: “perché tutti siano una sola cosa.” Queste parole non hanno la pretesa di parlare di unità ad un livello ontologico, indicando che non ci dovrebbero essere differenze di tale estensione nelle verità conservate dai vari gruppi della cristianità sul patrimonio che il Cristo ha conferito alla sua Chiesa. E non è vero che io pretenda che questa chiamata all’umiltà tra fratelli cristiani debba implicare un approccio pan-cristiano di unità e che questa unità debba realizzarsi attraverso uno scambio di verità (come un mercato di compra e vendita), con la conseguenza di un livellamento e di un relativismo della verità. Al contrario, ho sovente parlato dell’importanza di rimanere fedeli alla verità e ancor più che i miei discorsi, il messaggio è nient’altro che un invito a vivere della verità del Vangelo e nell’unica rivelazione di Cristo, come espresso sopra. Gli scritti contengono molti avvertimenti contro l’atteggiamento contrario, fino al punto di dipingere un “falso ecumenismo”, come un cavallo di Troia per introdurre un’immagine di Cristo senza vita:

Questa figura imbrattata da colori disparati, l’immagine che questi mercanti cercano di farvi venerare e seguire, non sono Io. Essa è un’invenzione dell’abilità umana pervertita per degradare il concetto della mia santità e della mia divinità, è un falso ecumenismo, è una sfida a tutto ciò che è santo. Io soffro a causa dei peccati di questi mercanti.

Molti messaggi sull’unità conservano contemporaneamente questi due aspetti vitali dell’ecumenismo: l’atteggiamento spirituale che implica umiltà e amore verso gli altri cristiani unitamente alla ricerca senza compromessi della verità di Cristo. Un esempio è il passo in cui la Vergine Maria parla della struttura dell’unità:

Il regno di Dio non è fatto dalle sole parole delle labbra. Il regno di Dio è amore, pace, unità e fede nei cuori; esso è la Chiesa del Signore unita e una sola all’interno del vostro cuore. Le chiavi dell’unità sono l’amore e l’umiltà. Gesù non vi ha mai indotto a dividervi; questa divisione nella sua Chiesa non era suo desiderio.

Più oltre nello stesso passaggio, Gesù parla della verità: "Sii sempre pronta a morire per difendere la verità. Ogni tanto sarai criticata stupidamente, ma lo permetterò per quel tanto che basta perché la tua anima rimanga pura e docile." Lo stesso concetto viene reiterato nei messaggi datati: 5 giugno 1992, il 25 settembre 1997, il 22 giugno 1998, ecc.)

Ho avuto alcuni meeting con il clero cattolico negli Stati Uniti, in Olanda, in Svizzera in particolare, dove si è molto liberali e alquanto ostili al Papa. Ho dovuto prendere la difesa della cattedra di Pietro e spiegare ciò a loro quanto meglio ho potuto attraverso i potenti messaggi che vengono dal Cristo, mostrando quanto erano confuse le loro menti. Alla fine molti di questi preti sono venuti a dirmi quanto avevano apprezzato queste chiarificazioni. Tuttavia ce n’erano uno o due che non approvavano e sono venuti a dirmi che io sono più cattolica dei cattolici… Benché vi siano molti punti che riguardano l’unità tra le Chiese, ce ne sono anche molti altri che sono scritti in particolar modo per molti sacerdoti cattolici che si ribellano al Papa, che sono scritti per riportarli alla fedeltà a lui. Ecco un esempio:

Io, il Signore, non voglio alcuna divisione nella mia Chiesa. Per amore mio unitevi e amatemi sotto il mio Nome. Seguitemi e siate miei testimoni. Vi amerete gli uni gli altri come Io vi amo. Vi unirete e diventerete un solo gregge sotto un solo pastore[5]. Come voi tutti sapete, Io ho scelto Pietro, dandogli l’autorità. Come voi tutti sapete, gli ho dato le chiavi del regno dei cieli. Ho chiesto a Pietro di nutrire i miei agnelli e le mie pecore e di averne cura[6]. Questa autorità è stata data da Me. Non ho desiderato che cambiaste la mia volontà.

Un altro messaggio che parla del futuro dell’unità affronta l’argomento ancora più chiaramente:

Allora metterò nelle mani di Pietro uno scettro di ferro con il quale custodirà le mie pecore e per coloro che non lo sanno e si domandano ancora: “Perché dobbiamo avere una guida?” Io vi dirò: “Avete mai visto o inteso palare di un ovile senza pastore?” Io sono il vostro divin pastore e ho scelto Piero perché custodisca i miei agnelli fino al mio ritorno; gli ho dato la responsabilità. Allora, perché queste dispute? Perché tutte queste futili discussioni? E per coloro che ancora non conoscono le mie parole, vi dico di leggerle nelle Scritture esse sono nella testimonianza di Giovanni, il mio discepolo[7]. Io allora unirò la mia Chiesa e vi circonderò con le mie braccia in un solo ovile perché attualmente voi siete dispersi per il proliferare di troppe comunità in gruppi divisi. Avete lacerato il mio Corpo e questo non può essere. Io vi riunirò tutti.

Altri messaggi parlano del Papa come vicario di Cristo, o vicario della Chiesa. Ecco un esempio:

Pregate per tutta la Chiesa, siate l’incenso della mia Chiesa e con questo voglio dire che preghiate per tutti coloro che proclamano la mia parola, dal vicario che mi rappresenta, agli apostoli e ai profeti dei vostri giorni, dalle anime sacerdotali e religiose, ai laici, perché siano pronti a capire che tutti voi, che ho citato, fate parte di un corpo, il mio Corpo.

Sullo stesso argomento, vedi anche i messaggi datati:
1 giugno 1989,
2 marzo 1990,
10 ottobre 1990,
18 marzo 1991,
20 aprile 1993,
20 dicembre 1993,
14 aprile 1996,
22 ottobre 1996,
20 dicembre 1996).

Gli scritti non contengono riferimenti al ruolo di Pietro in relazione con i ruoli delle varie sedi dei patriarchi, quindi io non posso parlarne. Ma so che il Papa stesso nell’enciclica “Ut unum sint” apre la discussione come segue.

"E’ tuttavia significativo e incoraggiante che la questione del primato del Vescovo di Roma sia attualmente diventata oggetto di studio, immediato o in prospettiva, e significativo e incoraggiante è pure che tale questione sia presente quale tema essenziale non soltanto nei dialoghi teologici che la Chiesa Cattolica intrattiene con le altre Chiese e Comunità ecclesiali, ma anche più generalmente nell’insieme del movimento ecumenico. Recentemente i partecipanti alla quinta assemblea mondiale della Commissione ’Fede e Costituzione’ del Concilio ecumenico delle Chiese, tenutasi a Santiago de Compostela, hanno raccomandato che essa ’dia l’avvio ad un nuovo studio sulla questione di un ministero universale dell’unità cristiana’. Dopo secoli di aspre polemiche, le altre Chiese e Comunità ecclesiali sempre più scrutano con uno sguardo nuovo tale mistero di unità."[8]

La stessa enciclica conferma la necessità dell’unificazione dell’Est e dell’Ovest:

"In questa prospettiva, la Chiesa Cattolica null’altro vuole se non la piena comunione tra l’Oriente e l’Occidente. In ciò si ispira all’esperienza del primo millennio. In tale periodo, infatti, ’lo sviluppo di differenti esperienze di vita ecclesiale non impediva che, mediante reciproche relazioni, i cristiani potessero continuare a provare la certezza di essere a casa propria in qualsiasi Chiesa, perché da tutte si levava, in mirabile varietà di lingue e modulazioni, la lode dell’unico Padre, per Cristo nello Spirito Santo; tutte erano adunate per celebrare l’Eucaristia, cuore e modello per la comunità non solo per quanto riguarda la spiritualità, o la vita morale, ma anche per la struttura stessa della Chiesa, nella varietà dei ministeri e dei servizi sotto la presidenza del Vescovo successore degli Apostoli. I primi Concili sono una testimonianza eloquente di questa perdurante unità nella diversità’."[9]

Benché gli scritti non parlino di questioni strutturali riguardanti l’Est e l’Ovest, ci sono molti riferimenti all’importanza della Chiesa dell’Est. A causa di ciò la sicura sottolineatura senza compromessi dell’importanza del ruolo di Pietro, nei più recenti messaggi, è accompagnata dall’idea che un rinnovamento spirituale potrebbe benissimo essere ispirato dalla Chiesa dell’Est. Di conseguenza risulta ancora più evidente che il corpo di Cristo per respirare ha bisogno di tutt’e due i polmoni, quello della presenza della Chiesa dell’Ovest e dell’Est.

E tu, Casa dell’Ovest, hai compreso, attraverso la luce del mio Spirito, che un corpo ha bisogno dei suoi due polmoni per respirare liberamente e che il mio Corpo è imperfetto con un solo polmone. Prega che il mio Spirito vivificatore vi riunisca insieme; ma quanto dovrò soffrire prima che questo avvenga[10]

E un altro messaggio simile:

...prega perché la casa dell’Est e quella dell’Ovest si riuniscano come due mani quando sono unite nella preghiera, come due mani simili e piene di bellezza quando sono unite verso il Cielo quando sono in preghiera. Che queste due mani, appartenenti allo stesso corpo, operino insieme e partecipino le une con le altre la loro capacità e le loro risorse... Che assieme queste due mani Mi elevino...

Un altro messaggio parla del ruolo dell’Est per ricondurre insieme le due case di nuovo, unificando il Corpo di Cristo:

Ascolta e scrivi: la gloria splenderà dall’argine orientale. E’ per questo che dico alla Casa dell’Ovest: volgi i tuoi occhi verso l’Est. Non piangere amaramente sull’apostasia e la distruzione della tua Casa. Non cedere al panico perché domani tu mangerai e berrai assieme al mio germoglio proveniente dall’argine orientale. Il mio Spirito vi unirà. Non avete sentito che l’Est e l’Ovest saranno un solo Regno? Non hai sentito che Io Mi accontenterei di una semplice data?[11]

Sto per allungare la mia Mano e incidere su un bastone le parole: “Riva dell’Ovest, Casa di Pietro e di tutti coloro che gli sono fedeli”. Poi in un altro bastone inciderò: “Riva dell’Est, Casa di Paolo con tutti coloro che gli sono fedeli”; e quando i membri delle due Case diranno: “Signore, dicci che cosa vuoi fare adesso”, Io dirò loro: “Prenderò il bastone su cui ho inciso il nome di Paolo e di tutti quelli che gli sono fedeli e il bastone di Pietro e di tutti quelli che gli sono fedeli e ne farò una sola cosa. Dei due farò un solo bastone e li terrò come uno. Li legherò assieme con il mio nuovo nome. Questo sarà il ponte tra l’Ovest e l’Est. Il mio santo Nome legherà il ponte, così voi scambierete quanto possedete attraverso questo ponte. Essi non praticheranno più soli, ma assieme, e Io regnerò su tutti loro.

Ciò che ho stabilito si attuerà e se gli uomini, o figlia, ti dicessero che questi segni non vengono da Me, di’ loro: “Non temete, non avete sentito che Egli è il Santuario, come pure la Pietra d’inciampo? La Roccia che può distruggere le due Case, per poi riedificarle in una sola Casa?"

Nuovamente questo messaggio non toglie nulla al ruolo e all’autorità di Pietro, ma mette in luce l’importanza di riunire la parte dell’Est e quella dell’Ovest del Corpo di Cristo perché il mondo possa credere.

L’avvenire dell’unità dei cristiani.

Benché il messaggio confermi il primato di Pietro, il Vescovo di Roma, conosciuto tanto nella tradizione Ortodossa, quanto in quella cattolica, non parla di questioni di giurisdizione. Credo di non essere stata chiamata a parlare di questo problema e quindi mi astengo dal farlo in alcun modo.

Il mio compito, ispirato alla costruzione dell’unità e al rafforzamento delle sue strutture interne, ha per scopo di confermare l’importanza del Papa e difendere la sua Cattedra contro tutti coloro che tendono a disobbedirgli e si ribellano contro di lui. Il mio principale approccio all’unità è quello dell’unità attraverso la spiritualità. Il messaggio è una chiamata all’unità della fede, tanto intra nos quanto extra nos, un appello a rafforzare le dinamiche spirituali dell’unità sia all’interno delle singole Chiese, sia nelle Chiese tra di loro.

Non so come sarà la futura struttura delle Chiese unificate, poiché il Signore ha scelto di non parlare di questo né mi ha dato alcuna luce al proposito, ma credo che verrà attraverso la spiritualità e penso che mi è stato accordato di pregustare la grazia della futura unità in vari incontri ecumenici.

Nel marzo del 2000, ad esempio, il Signore ha permesso ai nostri gruppi di preghiera di radunarsi nella sua città natale, a Betlemme; 450 persone vi sono convenute da tutto il mondo; sì, da più di 55 paesi e da 12 differenti Chiese ad un meeting internazionale di preghiera per la pace e l’unità. Ci siamo riuniti come una sola famiglia. Con noi c’erano 75 sacerdoti anch’essi appartenenti alle 12 Chiese, ma anche altri sacerdoti dalla Terra Santa, che, avendo sentito parlare di questo meeting si sono uniti a noi. Questo evento ecumenico è stato gestito da alcuni ebrei e palestinesi che erano stati colpiti dalla lettura de La Vera Vita in Dio. Essi credevano nella redenzione di Cristo e nel suo piano di salvezza ai nostri giorni e si sono prestati ad organizzare il meeting come volontari. Quando si pensa come ai giorni nostri i palestinesi e gli ebrei combattono tra di loro, la loro riconciliazione è un segno della potenza dello Spirito Santo che ha unito queste due nazioni per lavorare ad un meeting per la pace tra i cristiani divisi. Come dice la Scrittura: “Le persone che creano la pace attorno a sé sono come seminatori che raccolgono nella pace il loro frutto: una vita giusta.” (Gc 3, 18) Questa è una lezione per tutti noi.

Abbiamo vissuto una anticipazione di come apparirà un giorno l’unità tra i cristiani. Abbiamo sentito le conferenze del clero delle differenti Chiese sull’unità. I loro discorsi suonavano come provenienti da una sola voce e un solo spirito. Nel corso di questi discorsi, abbiamo percepito il grande desiderio di essere una sola cosa da parte di tutti. Abbiamo visto e osservato la sete dell’unità da parte dei laici e del clero. Ma nello stesso tempo abbiamo percepito le grandi ferite esterne che la nostra divisione ha prodotto nel Corpo Mistico di Cristo.

La maggioranza di noi è stanca di questa divisione, perché non è secondo la legge di amore del Signore. Il Cristo è ancora più stanco di vederci divisi. Gli applausi e le acclamazioni di gioia di tutte queste nazioni che erano convenute e chiedevano una completa unione tra i cristiani ha manifestato che questa divisione non è soltanto un peccato, ma anche una mancata testimonianza. Inoltre il più grosso peccato contro l’unità è avere due date separate per la Pasqua. Quanto sarà bello quando noi tutti insieme grideremo: “Christos Anesti” (Cristo è risorto) ad una sola voce in un solo giorno. Noi tutti diciamo “Sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra…” Gesù Cristo ci ha uniti con il suo Sangue, quindi come possiamo negare questa unità? "Egli infatti è la nostra pace, Colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era in mezzo a loro, cioè l’inimicizia, annullando per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti." (Ef 2, 14-15). Come possiamo dire “no” a Dio se Egli vuole che ci uniamo? Potrebbe essere che i nostri cuori si sono induriti? Abbiamo dimenticato le parole del Santo Padre: “Gli elementi che ci uniscono sono di gran lunga maggiori di quelli che ci dividono”? Quindi dovremmo prendere gli elementi che ci uniscono e usarli per spianare la via per una completa unità.

La Santa Eucaristia e la compartecipazione eucaristica.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo all’Eucaristia, con riferimento a Sant’ Agostino, dice:

"Davanti alla sublimità di questo sacramento, Sant’Agostino esclama: O sacramentum pietati! O signum unitatis! O vinculum caritatis! - O sacramento di pietà! O segno di unità! O vincolo di carità! Quanto più dolorosamente si fanno sentire le divisioni della Chiesa che impediscono la comune partecipazione alla mensa del Signore, Tanto più pressanti sono le preghiere al Signore perché ritornino i giorni della piena unità di tutti coloro che credono in lui." (Catechismo della Chiesa Cattolica 1398).

Il Signore ci sprona a riconciliarci e ad unirci. Come un ben noto Cardinale cattolico della Chiesa ha detto recentemente ad un sacerdote ortodosso di New York, mio amico, che a Roma partecipava alla sua Messa, così è anche mia convinzione che deve essere possibile raggiungere di nuovo l’unione attorno alla tavola del Signore tra Cattolici e Ortodossi, perché noi condividiamo gli stessi sacramenti e di fatto abbiamo la medesima fede, benché rivestiti in differenti espressioni di fede e adorazione. Io sono giunta a conoscere dall’ardente amore di nostro Signore la profondità del desiderio della perfetta unione del suo Corpo e credo che Egli è in pena per la nostra mancanza di amore e comunione. Quindi io non ho maggiore desiderio che quello di vedere il suo Corpo riunito e sono convinta che noi cristiani, se veramente amiamo Gesù Cristo, dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per operare per la riconciliazione dei membri separati del Corpo di Cristo.

Tuttavia, so che questa unione non verrà tanto facilmente, ma solo attraverso un miracolo di nostro Signore. Benché sia nostro compito fare tutto quanto possiamo per far progredire l’unità, Egli ha promesso di darci questa unione che sarà opera dello Spirito Santo, perché, come una volta ha detto nel 1990, verrà così improvvisamente come la caduta del muro di Berlino: "La misericordia e la giustizia compiono meraviglie come non è mai accaduto da tante generazioni e l’unità discenderà su di voi come l’aurora e così improvvisa come la caduta del comunismo, ella verrà da Dio e le vostre nazioni la chiameranno il grande miracolo, il giorno benedetto nella vostra storia." (La Vera Vita in Dio. 10 gennaio 1900).

La Chiesa di Cristo è una nel senso che Cristo è uno e ha un solo santo Corpo. E’ il popolo della Chiesa che è diviso. Se i cristiani sono capaci di andare al di là degli ostacoli che li separano, gli ostacoli che secondo le Scritture sono contro la realizzazione dell’unità della fede, l’amore e il culto tra di noi, il Padre ascolterà la preghiera già espressa dal suo divin Figlio, quando ha detto: "Perché tutti siano una sola cosa. Come Tu, Padre sei in Me e Io in Te, siano anch’essi una sola cosa perché il mondo creda che Tu mi hai mandato." (Gv 17, 27).

In attesa di questa grazia, io seguo meglio che posso i principi nella presente situazione e sono convinta di non interferire nella coscienza dei membri di alcuna Chiesa. Nel Suo scritto si trova il seguente passaggio: “A volte, nel leggere i Suoi scritti, si ha l’impressione che Lei si collochi al di sopra di tutt’e due le Chiese, senza essere impegnata in alcuna di esse.” Non vi è un solo punto nei miei scritti dal quale si possa trarre l’impressione che io mi collochi al di sopra di tutt’e due le Chiese. Da quanto Lei scrive, sembra che questo si riferisca piuttosto sul piano pratico.

Quanto al modo in cui io pratico la mia fede, io sono ortodossa e sono impegnata pienamente nella mia Chiesa. Ogni volta che nelle vicinanze c’è una chiesa ortodossa, non manco mai di partecipare alla S. Messa domenicale, a meno che, logicamente, non ce ne sia una, come a Dacka in Bangladesh dove sono vissuta. Proprio prima di venire a Roma, dove abito ora, sono vissuta undici anni in Svizzera. Ogni domenica sono andata alla nostra chiesa ortodossa e il sacerdote greco ortodosso di Losanna, fra Alessandro Iossifides ne è testimone, come pure i fedeli che frequentavano la chiesa e che incontravo regolarmente, ovviamente, a meno che non fossi in viaggio. All’estero, durante i miei viaggi, quando mi veniva fissato un programma da seguire per dare testimonianza, a volte - e aggiungerei piuttosto raramente - poteva capitare che i sacerdoti cattolici, o vescovi del luogo che mi avevano invitato, avessero programmato una S. Messa pubblica nello stesso luogo dove avevo parlato; allora io rimanevo con i presenti per la Messa, che faceva parte del programma, e ricevevo la santa Comunione.

Qui a Roma abito fuori dal centro e piuttosto lontana dalla mia chiesa Greco Ortodossa che si trova nel centro della città. C’è una chiesa Ortodossa Slava alle Tre Fontane che frequentavo, ma non ne comprendo la lingua. Così mi sono permessa, ogni tanto, poiché sono via per metà dei giorni dell’anno, di ricevere la santa Comunione nel santuario della Madonna del Divino Amore che si trova a tre chilometri dalla mia casa. Io credo che il Concilio Vaticano II mi permette di fare questo, come reiterato nel Catechismo della Chiesa Cattolica che dice: “Una certa comunicazione in sacris nelle cose sacre, quindi nell’Eucaristia, presentandosi opportune circostanze, e con l’approvazione dell’autorità ecclesiastica, non solo è possibile, ma anche consigliabile.” (Catechismo della Chiesa Cattolica 1399).

Il decreto Orientalium Ecclesiarum del Vaticano II dice: “Agli orientali che in buona fede si trovano separati dalla Chiesa Cattolica, si possono conferire, se spontaneamente li chiedano e siano ben disposti, i sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi…

Il Codice di Diritto Canonico stabilisce:

"I ministri cattolici amministrano lecitamente i sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi ai membri delle Chiese Orientali, le quali non sono in piena comunione con la Chiesa Cattolica, se li richiedano spontaneamente e siano debitamente disposti; questa norma vale anche per i membri di altre Chiese, che a giudizio della Sede Apostolica, relativamente ai sacramenti indicati, si trovino nella medesima condizione delle predette Chiese Orientali" (Codice di Diritto Canonico. Can. 844.3).

La lettera enciclica del Papa Giovanni Paolo II Ut unum sint, riferendosi al decreto Orientalium ecclesiarum, dice:

"A ragione degli strettissimi vincoli sacramentali esistenti tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse, il decreto sulle Chiese Cattoliche d’Oriente Orientalium Ecclesiarum, ha rilevato che ’la prassi pastorale dimostra, per quanto riguarda i fratelli orientali, che si possono e si devono considerare varie circostanze di singole persone, nelle quali né si lede l’unità della Chiesa, né vi sono pericoli da evitare, e invece urgono la necessità della salvezza e il bene spirituale delle anime. Perciò la Chiesa cattolica, secondo le circostanze di tempo, di luogo e di persone, ha usato più spesso e usa una più mite maniera di agire, offrendo a tutti tra i cristiani i mezzi della salvezza e la testimonianza della carità, per mezzo della partecipazione nei sacramenti e in altre funzioni e cose sacre’."12

Per quanto riguarda le relazioni con le Chiese della Riforma, le cose sono un po’ più complesse. Molte persone di educazione protestante che leggono La Vera Vita in Dio sono diventate cattoliche per loro scelta personale, soprattutto a causa dei problemi relativi all’Eucaristia. Gesù nei messaggi non parla della validità dei loro sacramenti, ma spinge una volta ancora i Protestanti ad amare la Madre di Gesù e a riconoscere il ruolo di Pietro:

Vassula, è venuto il momento di unire la mia Chiesa. Riunitevi, benamati. Venite a ricostruire queste vecchie rovine. Ricostruite la mia vecchia Fondazione, una Fondazione stabilita dalla mia stessa mano. Onorate mia Madre, come Io, che sono il Verbo e al di sopra di tutto, la onoro; non dovrei allora desiderare che voi, che non siete che cenere e polvere, la riconosciate come Regina del Cielo e la onoriate? Il mio dolore oggi è di vedere come la mia creazione riconosce così poco la sua importanza. Buona parte dei miei discepoli si sono completamente isolati sotto il nome di Lutero. Essi devono ritornare a Pietro

In un altro messaggio Cristo rimprovera quei Cristiani che non giungono a considerare la grandezza del mistero dell’Eucaristia e della divina presenza di Cristo in essa:

Così, Io dico a quelle Chiese il cui clero non ha accettato il mio Mistero: “Ritornate in voi e cercatemi con fervore; frenate la vostra animosità contro mia Madre. Che ogni razza sappia che la mia Carne e il mio Sangue vengono da mia Madre. Sì il mio Corpo viene dalla santissima Vergine, dal sangue puro. Sia benedetto il suo Nome. Per salvare tutti gli umili della terra che mi ricevono e per dare loro una vita imperitura, Io sono divenuto Pane per donarmi a tutti voi. E, attraverso questa comunione, Io santifico tutti coloro che mi ricevono, deificandoli perché diventino carne della mia carne, ossa delle mie ossa. Attraverso la mia Divinità, Io deifico gli uomini. Ora Io sono giudicato dagli uomini. La veste[13] che può coprirvi, ornandovi maestosamente, dandovi una metamorfosi, divinizzandovi, è rifiutato da quelle Chiese che non possono comprendere il mio mistero… Oggi, nuovamente, Io grido dal Cielo: “Fratelli, perché minate la mia Divinità? Se voi pretendete di essere coloro che sanno ciò che è giusto, perché il vostro spirito depreda la mia Chiesa? Io vi invito a regnare con Me, Io vi invito a governare con Me, Io vi invito a celebrare la S. Messa e a prendere parte al divino Mistero nel modo in cui Io l’ho veramente istituita... Esse affermano il mio potere, proclamando la mia temibile potenza, cantando a Me le loro lodi, riconoscendo la mia Onnipotenza e le mie potenti meraviglie, ma Io divento una pietra d’inciampo quando si tratta di misurare la magnificenza della mia Divinità e della mia presenza nell’Eucaristia.

Stato matrimoniale

Proseguendo nelle Sue domande, Lei dice, relativamente al mio ricevere talvolta la Comunione nella Chiesa Cattolica Romana, “la nostra preoccupazione per i suoi seguaci di fede cattolica che possono interpretare questi atteggiamenti in maniera relativistica e sono tentati di non tenere conto della disciplina della loro Chiesa.” Se secondo il codice di Diritto Canonico che ho appena citato, io sono in totale accordo con le disposizioni del codice medesimo, non vedo proprio alcuna ragione per cui i cattolici dovrebbero reagire in maniera relativistica.

Io non sono a favore del divorzio e non cerco affatto di promuovere tra i fedeli cattolici la dottrina per cui il matrimonio tra divorziati dovrebbe essere permesso. Il mio divorzio e il secondo matrimonio civile sono stati anteriori alla mia conversione. Dopo la mia conversione, alla luce dei messaggi de La Vera Vita in Dio ho scoperto che la mia situazione matrimoniale non era regolare. Tuttavia nessuno conosceva la mia posizione, a parte me, e sono stata di nuovo io stessa che l’ho deplorata pubblicamente. Ho denunciato la mia situazione quando nessuno ne era affatto al corrente. Essendomi resa conto del mio sbaglio, ho contattato le autorità della mia Chiesa a Losanna e sono passata attraverso un procedimento per chiarire ogni cosa secondo le norme ortodosse per i matrimoni. Quindi io sono una cristiana ortodossa in pace con la mia Chiesa e le sue norme, come ogni altro cristiano ortodosso, e come tale, mi è consentito ricevere l’Eucaristia nella mia Chiesa e nella Chiesa Cattolica, secondo i principi sopra menzionati. In nessun modo disprezzo le norme della Chiesa Cattolica sul matrimonio.

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